sabato 16 gennaio 2027, ore 21
Teatro della Regina
AD))) Spettacolo audiodescritto per ciechi e ipovedenti
LA CITTÀ DEI VIVI
Elsinor Centro di Produzione Teatrale
liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia
regia, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece
interpreti Sergio Leone, Pietro De Tommasi, Daniele Di Pietro, Cristian Zandonella
interpreti in video Tindaro Granata, Arianna Scommegna, Pasquale Montemurro, Marco Té, Samuele Finocchiaro, Stefano Carenza, Pietro Savoi, Lorenzo Vio, Ioana Miruna, Penelope Sangiorgi, Barbara Capece, Luigi de Luca, Pietro Gennuso, Giuseppina Manaresi, Olmo Broglia Anghinoni
costumi e concept visivo Micol Vighi
scene Rosita Vallefuoco
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatri di Bari,Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro di Sardegna
Liberamente ispirato al romanzo best seller di Nicola Lagioia, porta in scena uno dei casi di cronaca nera più inquietanti degli ultimi anni per interrogare le zone d’ombra della società contemporanea. Attraverso una drammaturgia che intreccia racconto, confessione e linguaggi visivi, lo spettacolo esplora il confine fragile tra normalità e violenza, colpa e responsabilità, mettendo lo spettatore davanti a ciò che spesso si sceglie di non guardare. Roma, con le sue contraddizioni e il suo lato oscuro, diventa lo sfondo e insieme un personaggio della vicenda: una città che accoglie desideri, fragilità e fallimenti. La regia e l’adattamento di Ivonne Capece costruiscono un dialogo tra teatro e videoarte, in una dimensione sospesa tra presenza reale e immagini virtuali.
Avvertenza
Lo spettacolo La città dei vivi è un’opera di finzione, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative, documentaristiche o giornalistiche, né intende rappresentare fedelmente fatti, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario, si configura come opera artistica, espressione del diritto alla libertà creativa, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora, l’iperbole, la trasfigurazione simbolica, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale, proposta in chiave poetica, simbolica e provocatoria.
Lo spettacolo presenta scene di violenza e di nudo.

