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SUMMARY:PAGAGNINI
DESCRIPTION:Venerdì 7 febbraio 2020\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nPAGAGNINI\nYllana \n\nideazione: Yllana e Ara Malikian\nregia: David Ottone\, Juan Francisco Ramos\ndirezione musicale: Ara Malikian\nassistente regia: Ramón Sáez\narrangiamento musicale: Ara Malikian\, Eduardo Ortega\, Gartxot Ortiz\, Thomas Potiron \ninterpreti:\nEduardo Ortega (violino)\nThomas Potiron (violino)\nFernando Clemente (violino)\nJorge Fournadjiev (violoncello) \nuna produzione di Yllana e Ara Malikian \n\nPaGAGnini unisce la musica classica con il virtuosismo e lo humour di quattro fantastici musicisti. Il risultato è un divertente e sorprendente “Dis-Concerto” che passa in rassegna alcuni dei momenti più alti nella storia della musica classica combinati in maniera ingegnosa alla musica pop.\nDa questa combinazione di stili si crea un medley di emozioni\, un concerto in cui la serietà e la solennità della musica classica si sposano perfettamente con momenti di sottile umorismo. Questo particolare espediente si unisce all’elegante e virtuosa interpretazione di quattro eccezionali musicisti\, affascinando qualsiasi tipo di pubblico. Gli impeccabili musicisti si trasformano in showmen interpretando le arie più famose di Mozart\, Vivaldi\, Pachelbel\, de Falla e\, naturalmente\, Paganini\, la cui tormentata figura è al cuore della pièce. Tutto lo spettacolo è condito da esilaranti gag e variazioni sul tema: i violinisti saltano\, si lanciano in “esecuzioni itineranti”\, improvvisano un flamenco\, e non mancano incursioni nella musica rock e pop contemporanea\, da Serge Gainsbourg agli U2.\nLe gag\, la fisicità e lo humour esplosivo\, tipici del linguaggio teatrale dell’originale compagnia spagnola\, hanno già fatto ridere le platee del mondo intero. Puro teatro e puro divertimento!
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SUMMARY:DON CHISCIOTTE
DESCRIPTION:Martedì 28 e mercoledì 29 gennaio 2020\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nDON CHISCIOTTE\nAlessio Boni\, Serra Yilmaz \n\nadattamento di Francesco Niccolini\nliberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra\ndrammaturgia di Roberto Aldorasi\, Alessio Boni\, Marcello Prayer e Francesco Niccolini \ncon Alessio Boni\, Serra Yilmaz\ncon Marcello Prayer\ne Francesco Meoni\, Pietro Faiella\, Liliana Massari\, Elena Nico\nronzinanate Nicolò Diana \nscene Massimo Troncanetti\ncostumi Francesco Esposito\nluci Davide Scognamiglio\nmusiche Francesco Forni \nregia Alessio Boni\, Roberto Aldorasi\, Marcello Prayer\nproduzione Nuovo Teatro diretto da Mario Balsamo \n  \n\nChisciotti e cavalieri erranti\, sparpagliati per il mondo o chiusi dentro le mura\, sono sempre gli stessi\, quelli di un tempo\, quelli di oggi e quelli di domani\, savi e pazzi\, eroi e insensati. Non sono venuti al mondo per vivere meglio o peggio. Quando l’universo nella solitudine si abbandona alle proprie miserie\, loro pronunciano parole di giustizia\, d’amore\, di bellezza e di scienza. Chi si rende volontariamente schiavo non maledice l’esistenza.\nFernando Arrabal\, Uno schiavo chiamato Cervantes \nChi è pazzo? Chi è normale?\nForse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia\, ancor più che il coraggio\, per compiere atti eroici.\nLa lucida follia è quella che ti permette di sospendere\, per un eterno istante\, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano\, ma che solo ci rende umani.\nL’animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L’uomo lo sa ed è\, in ogni istante\, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto\, coevo di Don Chisciotte\, che si chiede: chi vorrebbe faticare\, soffrire\, lavorare indegnamente\, assistere all’insolenza dei potenti\, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli\, se tanto la fine è morire?\nDon Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico\, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che\, involontariamente\, l’ha reso immortale.\nÈ forse folle tutto ciò? È meglio vivere a testa bassa\, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma\, in una rete di regole pre-determinate che\, a loro volta\, ci determinano? Gli uomini che\, nel corso dei secoli\, hanno osato svincolarsi da questa rete – avvalendosi del sogno\, della fantasia\, dell’immaginazione – sono stati spesso considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto\, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo\, da andare controcorrente\, da ribaltare il tavolo\, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri\, Galileo\, Leonardo\, Mozart\, Che Guevara\, Mandela\, Madre Teresa\, Steve Jobs e\, perché no\, Don Chisciotte.  Alessio Boni \n  \nE io dico che Don Chisciotte e Sancho vennero al mondo affinché Cervantes potesse narrare la loro storia e io spiegarla e commentarla\, o meglio\, affinché Cervantes la raccontasse e la spiegasse e io la commentassi. \nPuò raccontare\, spiegare e commentare la tua vita\, mio caro Don Chisciotte\, soltanto chi è stato contagiato dalla tua stessa follia di non morire. \nAllora\, intercedi in mio favore\, o mio signore e padrone\, affinché la tua Dulcinea del Toboso\, ormai disincantata dalle frustate di Sancho\, mi conduca mano nella mano all’immortalità del nome e della fama. E se la vita è sogno\, lasciami sognare per sempre!\nMiguel de Unamuno\, Vita di Don Chisciotte e Sancho \n\nGli spettatori abbonati hanno il loro posto in prima serata\, martedì 28 gennaio;\nLo spettacolo verrà audiodescritto per non vedenti e ipovedenti mercoledì 29 gennaio.
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SUMMARY:FUOCHI SULLA COLLINA. Omaggio a Ivan Graziani
DESCRIPTION:Sabato 18 gennaio 2020\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nFUOCHI SULLA COLLINA\nOmaggio a Ivan Graziani\nAndrea Scanzi\, Filippo Graziani \n\nTesti e voce narrante: Andrea Scanzi\nMusiche e arrangiamenti: Filippo Graziani\nEpoché ArtEventi \n\nPochi musicisti italiani sono stati autenticamente rivoluzionari come Ivan Graziani\, il primo a far davvero\ndialogare rock e cantautorato. Amato ancora tanto ma mai ricordato abbastanza\, “Fuochi sulla collina” è\nl’incontro-spettacolo concepito dal figlio Filippo\, che lo interpreta come nessuno\, e da Andrea Scanzi\, che a teatro ha già portato con successo Giorgio Gaber e Fabrizio De André. Non un tour vero e proprio\, ma una serata speciale da\nsfoggiare quando occorre farlo. Nei luoghi giusti\, nei contesti giusti. Il titolo fa riferimento a una delle canzoni più\nispirate della musica italiana\, “Fuoco sulla collina”\, ma allude anche alla maniera del tutto personale che aveva\nIvan Graziani nel declinare le sue tematiche. Negli anni affollati – i Settanta – in cui la musica d’autore si impegnava\ndichiaratamente\, e a volte didascalicamente\, Ivan cercava sempre una via tutta sua: poca politica\, ma tanto sociale. Testi immediati\, ma per niente semplici. E una capacità rara di inventare trame sonore mai scontate\, nonché felicemente azzardate. \nLo spettacolo alterna la narrazione di Scanzi alle interpretazioni di Filippo. Entrambi ne ripercorrono la carriera e\ni mille snodi\, cercando di stanare non solo i brani più noti (Lugano addio\, Taglia la testa al gallo\, Monna Lisa\, Pigro)\, ma anche gli episodi meno famosi: i ritratti stralunati (Io che c’entro)\, gli squarci di provincia (Scappo di casa)\, gli scherzi ispirati (Motocross)\, la smisurata ritrattistica femminile (Paolina) e le incursioni noir (Fango). Chitarrista personalissimo\, presente in dischi preziosi di Lucio Battisti e Francesco De Gregori\, Ivan Graziani era capace di azzardi spericolati (Il topo nel formaggio) e trame oltremodo evocative (Olanda). E’ stato un pioniere mai banale e goliardicamente rivoluzionario\, ironico e dannunziano\, eclettico e spiazzante. Nient’affatto etichettabile e per nulla disimpegnato\, casomai impegnato a modo suo. Ricordarlo\, oltre che è un dovere\, è un piacere che Filippo\nGraziani e Andrea Scanzi concedono a se stessi – sul palco hanno davvero l’aria di chi si diverte – e condividono con il pubblico. Un ricordo senza cascami agiografici\, ma con tanto affetto. E non meno riconoscenza.
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SUMMARY:LA LOCANDIERA
DESCRIPTION:Giovedì 9 gennaio 2020\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nLA LOCANDIERA\nAmanda Sandrelli \n\ndi Carlo Goldoni\nadattamento e drammaturgia di Francesco Niccolini\nregia Paolo Valerio\, Francesco Niccolini\ncon Amanda Sandrelli\ne Alex Cendron\, Giuliana Colzi\, Andrea Costagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\nscene Antonio Panzuto\ncostumi Giuliana Colzi\nluci Marco Messeri\nmusiche Antonio Di Pofi\nArca Azzurra Produzioni \n\nÈ il nome a trarre in inganno: Mirandolina suona troppo dolce\, troppo seducente e brioso per poter nascondere qualcosa di più oscuro. Ma – si sa – i nomi talvolta ingannano. Eppure Carlo Goldoni mette in guardia ancora prima che il testo abbia inizio\, lo fa nell’avvertimento destinato al lettore: «Fra tutte le Commedie da me sinora composte\, starei per dire esser questa la più morale\, la più utile\, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera\, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera\, più pericolosa di questa». \nGoldoni non lascia spazio a dubbi\, eppure per quasi duecento anni la tradizione ha voluto che Mirandolina fosse inchiodata alla sua natura dolciastra\, un po’ cocotte\, effervescente gaia ed esuberante. Era stata Eleonora Duse a fotografare questa tradizione con tre sole parole: «Brio\, brio\, brio». \nMa se La Locandiera giustamente viene considerato un autentico capolavoro del teatro di tutti i tempi\, non è certo perché la sua protagonista è la paladina del brio e dell’effervescenza. Tutt’altro. È una donna feroce\, orfana\, abituata a comandare\, a difendersi e a lottare. Lottare su più fronti: lotta per portare avanti la locanda dopo la morte del padre\, lotta contro quattro uomini in contemporanea\, lotta per affermare la forza e la dignità di una donna amazzone\, in un mondo in cui le donne sono solo oggetto di piacere o di disprezzo.\nNon siamo in una parte qualunque del mondo: la scena\, precisa Goldoni nella prima didascalia\, è in Firenze e questo è un grande affresco di toscanità. Lo spiega con grande lucidità Guido Salvini\, regista fiorentino legato a Pirandello e al Teatro d’Arte: «La scena si rappresenta in Firenze nella locanda di Mirandolina. Sta scritto ben chiaro all’inizio della commedia. Tutti i personaggi\, che per interessi vari si trovano nella locanda\, gravitano attorno al personaggio centrale e al suo satellite: Mirandolina e Fabrizio. Figure che a me sembrano profondamente e volutamente toscane: non nel senso dialettale che questa parola potrebbe esprimere\, ma nel suo senso caratteristico. Goldoni troppe volte qualifica i toscani per rozzi\, contrapponendoli ai veneziani: sia per la pronunzia più dura come per il fare meno gentile\, sia per quella predisposizione al calcolo e al tornaconto che sono evidenti non solo in Fabrizio ma anche in Mirandolina. Basta conoscere le donne toscane\, intelligenti e loquaci ma calcolatrici e autoritarie\, per convincersi che Mirandolina è una di loro. È civilizzatissima e fine d’ingegno come i fiorentini quando lo sono: è donna che si è fatta a contatto coi forestieri\, ma mantiene intatta la naturale rudezza toscana\, vestita di belle e sciolte parole. Tiene a bada quattro uomini contemporaneamente e a tutti e quattro si rivela diversa\, perché il suo desiderio intimo è piacere\, ma anche perché\, piacendo\, la cassa si rimpingua. La civetteria di Mirandolina non è frivolezza\, è calcolo». \nUn marchese squattrinato\, un ricco volgare che si è comprato una contea\, un cavaliere misogino\, due cattive attrici da rivista\, un servo tutto fare che odia ricchi e nobili e che non vuole staccarsi dalla sua padrona\, possibile sposa: sei satelliti\, per usare il termine di Salvini\, intorno al sole di questo piccolo e sciancato sistema solare. Una somma di debolezze\, contraddizioni\, inganni e violenze: la più grande delle quali è proprio il gioco feroce che Mirandolina intenta contro il cavaliere di Ripafratta. Vuole umiliarlo\, quest’uomo che è abituato a umiliar le donne. Ci riesce. Ma – e questo è il vero colpo di genio di Goldoni –\, il piano perfetto si incrina: lei stessa è vittima della sua seduzione spietata. Di fronte al fascino turbato di un uomo innamorato\, tentenna\, rischia di cadere come è caduto lui. \nNel feroce mondo nuovo che Carlo Goldoni sa dipingere\, la locandiera chiude tutte le porte\, piega e stira panni\, allontana il vero amore\, sposa senza sentimenti il suo servo: resta l’indiscussa padrona della sua vita\, ma scalza\, la testa e il cuore svuotati. Al sicuro\, certo\, ma spogliata di quel turbamento amoroso che\, inatteso\, è arrivato a stravolgere la vita e i piani. Rinuncia\, Mirandolina. Si sposa cinicamente\, con il commento più feroce che mai abbia accompagnato una brulla cerimonia: «Anche questa è fatta». E tutti vissero infelici e scontenti. \nFrancesco Niccolini e Paolo Valerio \n  \n 
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SUMMARY:QUEENMANIA RHAPSODY
DESCRIPTION:Domenica 15 dicembre 2019\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nQUEENMANIA RHAPSODY\nQueenmania (Queen tribute band) \nSPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO\n*variazione data: spettacolo inizialmente previsto per sabato 14 dicembre\, tutti i biglietti venduti per la prima data restano validi per la nuova. \n\nregia Daniele Sala\ncon un contributo video straordinario di Katia Ricciarelli \n\n“è vita reale o è fantasia?”.\nSotto la regia di Daniele Sala\, uno dei più prestigiosi autori italiani\, i Queenmania\, la tribute band dei Queen più acclamata e blasonata d’Europa\, si rimettono\nin gioco. Un nuovo spettacolo in cui la musica\, le fascinazioni visive\, la narrazione fanno rivivere la favola di Freddie Mercury e dei Queen\, in una rapsodia pop abitata da gatti\, brutti anatroccoli\, chitarre fatate\, regine viziate e uno scrigno di canzoni che spaccano il cuore ad ogni nota. Un crescendo di emozioni\, dagli esordi di a A Night at the Opera al Live Aid di Wembley\, che ci regala l’illusione di poter “vivere per sempre”.
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SUMMARY:CENERENTOLA
DESCRIPTION:Martedì 12 dicembre 2019\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nCERENTOLA\nBalletto di Milano \n\nballetto in due atti su musiche di Gioachino Rossini\ncoreografia di Giorgio Madia\nscenografia e costumi di Cordelia Matthes\nlighting designer Dario Rossi\nproduzione Balletto di Milano \n\nGià vincitrice del Gold Critics Award (2007) e del Premio Bucchi (2011)\, la straordinaria versione coreografica di Cenerentola firmata da Giorgio Madia è ispirata alla celebre fiaba di Charles Perrault a cui resta fedele ed ha luogo nel fantastico mondo delle favole\, ma è ambientata negli anni cinquanta con i clichés di ruoli e opportunità che si rifanno al prosperoso periodo postbellico.\nIl balletto è divertente e ricco di trovate definite geniali: dal controluce iniziale che spiega come Cenerentola si ritrovi a vivere con matrigna e sorellastre\, agli abiti di Cenerentola identici alla tappezzeria di casa\, dettaglio che ne sottolinea lo status all’interno della famiglia\, alla carrozza con i suoi “cavalli danzanti”\, alla fata sbadata e sensuale\, fino al principe\, naturalmente azzurro. Spassosissimo il trio en travesti Matrigna/Sorellastre: incredibili gag si susseguono dall’inizio alla fine trascinando il pubblico in immancabili applausi. \nRaffinati e di grande gusto gli abiti chic dai colori pastello firmati da Cordelia Matthes\, come l’impianto scenografico di grande impatto. \nEstrosa ed in linea con lo spettacolo la scelta musicale che preferisce Rossini alla consueta partitura di Prokof’ev. Madia trova infatti assai più congeniale il compositore pesarese per la sua Cenerentola\, frizzante ed ironica\, scegliendo personalmente i brani più adatti allo spirito di ciascuna scena: brani tratti dall’omonima opera e arricchiti dalle ouvertures da Guglielmo Tell\, Gazza Ladra\, Scala di Seta\, Il Barbiere di Siviglia\, L’Italiana in Algeri\,\nOtello\, L’Innocence Italienne\, Semiramide\, nonché Sonate per archi e brani per pianoforte. \nSINOSSI \nAtto primo. L’antefatto di come Cenerentola si ritrovi a vivere con la matrigna e le sorellastre è svelato da un gioco in controluce e il sipario si apre in una casa borghese dove Cenerentola è vestita esattamente come le pareti per sottolineare il suo status all’interno della famiglia. I lacchè si spartiscono i lavori domestici con Cenerentola e assistono alla tirannia delle due sorellastre che non perdono occasione per fare di lei lo zimbello di casa. La notizia dell’invito al Ballo del Principe porta grande agitazione in casa e le due sorellastre si vedono già quali “principesse” mentre a Cenerentola viene negato il permesso di partecipare. Una fata divertente e sbadata giunge in aiuto della giovane procurandole carrozza\, cavallo e servitori per raggiungere il ballo. Dimentica solo di fornirle un abito adatto all’occasione\, ma riuscirà a raggiungerla in tempo. \nAtto secondo. Al Ballo sono presenti tutte le ragazze della buona società\, tra cui le due sorellastre le quali non riconoscono Cenerentola che\, alla sua abbagliante apparizione\, suscita l’ammirazione di tutti i presenti. Il Principe fa il suo ingresso e\, incontrando Cenerentola\, non ha occhi che per lei. I due giovani si innamorano ma\, allo scoccare della mezzanotte Cenerentola corre via perdendo una scarpetta\, ricordando che la magia potrebbe concludersi\nvelocemente come è iniziata. Rimasto solo\, il principe danza in preda alla disperazione\, ma la fata interviene ricordandogli che la scarpetta può essere la guida per ritrovare il suo amore. A casa per Cenerentola è il giorno del sogno\, mentre le sorellastre tornano ubriache dalla festa e la madre con i postumi di una sbornia. Arriva il Principe che\, dopo aver provato inutilmente la scarpetta alle sorellastre\, riconosce sotto un paralume la ragazza della quale si è innamorato. In un vortice finale per festeggiare il lieto fine\, restano solamente le due sorellastre invidiose e\ngelose.
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SUMMARY:SKIANTO
DESCRIPTION:Giovedì 5 e venerdì 6 dicembre 2019\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nSKIANTO\nFilippo Timi \n\nuno spettacolo di Filippo Timi\ncon Filippo Timi\ne con Salvatore Langella \nluci Gigi Saccomandi\ncostumi Fabio Zambernardi\ncanzoni Filippo Timi e Salvatore Langella \nproduzione Teatro Franco Parenti \n\nIn questo spettacolo Filippo Timi sembra tornare alle origini sia di se stesso che del suo fare teatro. \nInfatti Skianto è molto affine a La vita bestia\, il suo primo monologo\, e permette all’attore di riprendere confidenza con quell’umbro che fa parte integrante della sua identità artistica.\nIl protagonista di questo testo è un bambino diversamente abile che non corrisponde\, certo\, alla creatura che i genitori si erano immaginata al momento del concepimento\, bensì ad un bambino con la scatola cranica “sigillata”\, chiuso con i pattini in piedi nel suo spazio\, rappresentato scenicamente nella palestra di una scuola elementare.\nLa disabilità diventa oggetto di rappresentazione\, perché porta in scena tutti i desideri impossibili del protagonista: fare il ballerino o il cantante\, amare un pattinatore\, sognare una vita che non sia una prigione\, vivere in maniera normale con gli altri come accade quando si ritrova col nonno che ritiene un eroe\, specie quando gli racconta le sue avventure\, condite con comicità e paradossi\, con le mignotte del paese.\nCome tutti i sognatori egli dovrà scontarsi con la realtà\, ovvero col suo corpo murato in una cameretta dentro la quale scopre quanto la vita sia truccata. \n\nGli spettatori abbonati hanno il loro posto in prima serata\, giovedì 5 dicembre;\nLo spettacolo verrà audiodescritto per non vedenti e ipovedenti venerdì 6 dicembre.
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SUMMARY:PENSACI\, GIACOMINO
DESCRIPTION:Venerdì 15 novembre 2019\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nPENSACI\, GIACOMINO\nLeo Gullotta \n\ndi Luigi Pirandello\nlettura drammaturgica e regia Fabio Grossi\ncon Leo Gullotta\ne con Liborio Natali\, Rita Abela\, Federica Bern\, Valentina Gristina\, Gaia Lo Vecchio\, Marco Guglielmi\, Valerio Santi e Sergio Mascherpa\nscene e Costumi  Angela Gallaro Goracci\nmusiche  Germano Mazzocchetti\nluci  Umile Vainieri\nregista assistente Mimmo Verdesca\nCompagnia EnfiTeatro\, produzione Michele Gentile\, Tetro Stabile di Catania \n\nPensaci Giacomino nasce in veste di novella del 1915 per poi avere la sua prima edizione teatrale\, in lingua\, nel 1917. Tutti i ragionamenti\, i luoghi comuni\, gli assiomi pirandelliani sono presenti in questa opera. Un testo di condanna\, condanna di una società becera e ciarliera\, dove il gioco della calunnia\, del dissacro e del bigottismo e sempre pronto ad esibirsi. La storia racconta di una fanciulla che rimasta incinta del suo giovane fidanzato non sa come poter portare avanti questa gravidanza\, il professore Toti pensa di poterla aiutare chiedendola in moglie e potendola poi così autorizzare a vivere della sua pensione il giorno che lui non ci sarà più. Naturalmente la società civile si rivolterà contro questa decisione anche a discapito della piccola creatura che nel frattempo è venuta al mondo. Finale pirandelliano pieno Di amara speranza\, dove il giovane Giacomino prenderà coscienza del suo essere\, del suo essere uomo\, del suo essere padre e andrà via da quella casa che lo tiene prigioniero\, per vivere la sua vita con il figlio e con la giovane madre. Da qui si desume quanto tutto questo possa svolgere il pensiero pirandelliano nei confronti di una società che allora era misogina opportunista e becera. Racconta di uno Stato patrigno nei confronti dei propri cittadini soprattutto nei confronti della casta degli insegnanti\, sottopagati e bistrattati. Grande bella qualità del premio Nobel di Agrigento nel prevedere il futuro e come raccontava Giovan Battista Vico corsi e ricorsi storici\, cioè nulla cambia nulla si trasforma: ancora oggi si veste dei soliti cenci\, unti e bisunti. Una società quindi letta con la mostruosità di giganti opprimenti presenti determinanti dequalificanti.
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SUMMARY:FLOW. La mente latente
DESCRIPTION:Sabato 9 novembre 2019\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nFLOW. La mente latente\nMichele Cassetta\, Gianluca Petrella\, Gene Gnocchi \nSPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO\n \nL’evento si svolge in collaborazione con lo studio Studio Odontoiatrico Specialistico Ban Mancini Fabbri\, che festeggia i 10 anni dell’attività offrendo ai propri clienti un’occasione speciale di svago e socialità. Lo show inaugurale è inoltre offerto agli abbonati a posto fisso del Teatro della Regina\, previa prenotazione e fino ad esaurimento delle disponibilità (a partire dal 14 ottobre\, ore 9-14\, tel. 0541.966778). \n  \n\ncon Michele Cassetta\, Gianluca Petrella\ne la partecipazione di Gene Gnocchi\nregia Antonio Lovato\nproduzione ITC 2000 \n\nCirca 30.000 volte al giorno\, inconsapevolmente\, scegliamo comportamenti che ci aprono la strada verso gli infiniti futuri possibili che abbiamo davanti.\nUna parola\, un gesto o un’azione\, possono far prendere alla nostra vita una direzione oppure un’altra.\nCi comportiamo in modo automatico\, guidati dai programmi mentali che si formano in base alle esperienze che facciamo.\nConoscendo il funzionamento di tali programmi è possibile modificarli affinchè rappresentino una risorsa e non una limitazione.\nFLOW spiega come funziona il nostro cervello\, sempre sul sottile equilibrio tra istinto e ragione\, e di come le convinzioni influenzano la nostra vita e quella degli altri. Le parole\, la musica e le immagini permettono di stimolare tutti i canali sensoriali facilitando il ricordo e la riflessione anche dopo lo spettacolo.\nI racconti di Michele Cassetta\, le musiche originali di Gianluca Petrella e la regia di Antonio Lovato emozionano e fanno riflettere su come il nostro destino dipenda anche da noi.
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SUMMARY:THELMA E LOUISE
DESCRIPTION:venerdì 12 aprile\, ore 21.15\nSalone Snaporaz\nTHELMA E LOUISE\nAngela Baraldi\, Francesca Mazza\, Rita Marcotulli \n\nvoce e recitazione Angela Baraldi\, Francesca Mazza\npianoforte Rita Marcotulli \n\n“Senti Louise\, non torniamo indietro” “Che vuoi dire\, Thelma?”. “Non fermiamoci”.  \n“Che vuoi dire\, Thelma\, non capisco…” “Coraggio…” “Sei sicura?” “Sì”.  \nThelma e Louise cantano con i finestrini abbassati. Un’immagine semplice che parla di qualcosa che è ancora tanto difficile da conquistare: la libertà. Nel loro viaggio\, c’è un passato da seppellire – chi non ce l’ha?- \, l’amicizia –basta con quella storia della competizione fra donne!-\, il coraggio- non sempre ma quando serve; ci sono due donne non più vittime\, perché alla violenza si può rispondere con la violenza\, sì. Amo le storie di donne: in queste ho trovato un orgoglio d’appartenenza\, la saggezza del tempo delle attese così come la fierezza dei gesti impulsivi ; da tante di loro ho cercato d’imparare cosa è giusto dimenticare e cosa è necessario ricordare. Angela e Rita\, due magnifiche compagne per questo viaggio che\, senza entrare in competizione con il cinema\, cercherà di restituire in teatro e musica una di queste storie\, quella che mostra lo sforzo di riappropriarsi della propria vita e forse\, ancora\, l’attesa di un uomo che stia dalla nostra parte\, che c’insegua per fermare la folle corsa verso il vuoto. Francesca Mazza  \nFRANCESCA MAZZA – attrice Diplomatasi alla Scuola di teatro di Bologna\, diretta da Alessandra Galante Garrone. Il suo percorso artistico inizia nel 1982\, quando debutta in ambito professionistico con lo spettacolo Il bugiardo di Carlo Goldoni\, regia di Alvaro Piccardi\, nella compagnia di Ugo Pagliai e Paola Gassman. Dal 1983 al 1995 lavora negli spettacoli di Leo de Berardinis\, all’interno del Teatro di Leo di cui è cofondatrice. È stata protagonista di innumerevoli spettacoli\, sia in Italia\, sia all’estero\, con numerose segnalazioni e riconoscimenti. Due volte premio Ubu\, nel 2005 si è aggiudicata il premio come miglior attrice non protagonista italiana per l’interpretazione in Aquamarina\, mentre nel 2010 ha vinto il premio come migliore attrice protagonista con lo spettacolo West\, entrambi della compagnia Fanny & Alexander. In riconoscimento dell’attività artistica svolta al fianco di Leo De Berardinis ha ricevuto insieme ai colleghi della compagnia Teatro di Leo il premio DAMS nel 2004 e il premio Viviani conferito nel 2006 dal Festival di Benevento. \nRITA MARCOTULLI – pianista Allieva del Conservatorio Santa Cecilia\, Rita Marcotulli comincia a suonare professionalmente all’interno di piccoli gruppi negli anni settanta e successivamente inizia a collaborare con svariati artisti internazionali come Chet Baker\, Jon Christensen\, Palle Danielsson\, Peter Erskine\, Steve Grossman\, Joe Henderson\, Helène La Barrière\, Joe Lovano\, Charlie Mariano\, Marilyn Mazur\, Pat Metheny\, Sal Nistico\, Michel Portal\, Enrico Rava\, Dewey Redman\, Aldo Romano\, Kenny Wheeler\, Noa\, Norma Winstone[2]\, Bobby Solo. Più recentemente ha partecipato alla realizzazione del film Basilicata coast to coast\, per il quale si è occupata della colonna sonora. Grazie a questo lavoro la Marcotulli ha ricevuto il Ciak d’oro nel 2010\, il Nastro d’argento alla migliore colonna sonora nello stesso anno\, il David di Donatello per il miglior musicista nel 2011 (prima donna in assoluto a ricevere questo riconoscimento) e il Premio Top Jazz 2011 come miglior artista del jazz italiano secondo la rivista Musica Jazz. Collabora costantemente con i migliori artisti jazz italiani e stranieri. \nANGELA BARALDI – cantante\, attrice Esordisce come musicista negli anni ’80 nei club underground di Bologna\, collabora come corista per Luca Carboni\, Ron e Lucio Dalla. Con quest’ultimo nel 1986 intraprende il tour americano “Dallamerica”. Esordisce cinematograficamente nel videoclip “Chiedi chi erano i Beatles” (1984) degli Stadio. Nel 1990 pubblica il suo album d’esordio dal titolo “Viva”\, prodotto da Lucio Dalla e Bruno Mariani e parte come guest star del tour “Cambio” di Lucio Dalla. Partecipa al Festival di Sanremo del 1993 con il brano “A piedi nudi”\, che le vale il premio della critica. Partecipa al tour di Francesco De Gregori\, duettando nel brano “Anidride solforosa” di Lucio Dalla\, inclusa poi nell’album live di De Gregori “Bootleg”. Messo da parte per un po’ il mondo della musica\, si dedica alla recitazione\, lavorando a teatro e nel cinema con fra gli altri Carlo Lucarelli e Gabriele Salvatores. Nel 2008 Lucio Dalla la chiama per il suo allestimento de “L’opera da tre soldi” di Bertold Brecht\, in cui la Baraldi recita insieme a Peppe Servillo\, cantante degli Avion Travel. Continua la sua attività musicale e di attrice.
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SUMMARY:AMORE CHE VIENI\, AMORE CHE VAI
DESCRIPTION:Venerdì 5 aprile\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nAMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI\nFABRIZIO DE ANDRÈ le donne e altre storie\nCristina Donà\, Rita Marcotulli\, Enzo Pietropaoli\, Fabrizio Bosso\, Javier Girotto\, Saverio Lanza\, Cristiano Calcagnile \n\nvoce e chitarra Cristina Donà\npianoforte Rita Marcotulli\nbasso Enzo Pietropaoli\ntromba Fabrizio Bosso\nsax Javier Girotto\nchitarre elettrica Saverio Lanza\nbatteria\, percussioni Cristiano Calcagnile\nproduzione ATER \n\nIn un angolo della memoria\, molti di noi hanno protetto alcune canzoni: vuoi per ricordare l’accendersi veloce di una passione d’amore che si pensava eterna o al contrario: la sua incertezza e mutevolezza. \nPer ricordare personaggi tanto simbolici quanto teneri o paradossali\, romantici o beffardi; ironici\, carichi di una allegria che si trasforma in lieve cinismo ma anche portatori d’un etica civile tanto moderna quanto oggi spesso dimenticata.\nMolte di queste canzoni e di questi personaggi appartengono alla poetica di Fabrizio De André. \nUna poetica colta\, curiosa della vita\, attenta al mondo e alle sue ingiustizie. E in questa poetica una parte grande è dedicata alle donne. Tutte. A quelle che volano\, che piangono; che amano riamate o che vengono lasciate e diventano storie struggenti… quelle che creano il mondo\, lo amano ma vorrebbero cambiarlo per essere felici. \nPaul Eluard ha scritto: “ci sono parole che aiutano a vivere e sono parole innocenti” e le parole dedicate da Faber alle donne sono tutte parole innocenti: da Maria a Boccadirosa…\nPer questo sette musicisti di sicuro talento e diverse esperienze hanno scelto di partecipare ad un progetto-omaggio a Faber non esclusivamente dedicato alle donne ma dando ed esse lo spazio che a loro dava Fabrizio De André.
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SUMMARY:ESEMPLARI FEMMINILI
DESCRIPTION:mercoledì 27 marzo\, ore 21.15\nSalone Snaporaz\nESEMPLARI FEMMINILI\nFrancesca Penzo\, Tamar Grosz \n\nidea\, coreografia\, performance Francesca Penzo\, Tamar Grosz\nmusiche Clèment Destephen\nluci Giulia Pastore\nscene Eva Karduck\ncostumi Gabriella Stangolini\nconsulenza artistica Matan Zamir\nvoce narrante Barbara Granato\nproduzione Fattoria Vittadini e START – Interno 5\ncon il sostegno di NEXT ed.2018/2019\, progetto di Regione Lombardia\ne il sostegno del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e del Comune di Milano \n\nEsemplari Femminili è il risultato finale di un processo di ricerca iniziato dalla collaborazione tra Francesca Penzo coreografa e performer Italiana e Tamar Grosz coreografa e performer Israeliana che due anni fa hanno iniziato ad investigare sul tema\ndella donna e della femminilità.\nL’intento era quello di offrire uno sguardo personale sul tema ma anche uno sguardo che potesse essere universale e riferirsi in modo chiaro e poetico ad un pubblico sia maschile che femminile.\nTale processo ha visto una prima tappa nella versione breve dal titolo “Why are we so f**ing dramatic?”.\nA questa versione breve è seguito un ampliamento\, una necessità di approfondimento\, un’indagine meditata sul tema che ha permesso la creazione di una nuova versione\, proposta ora nella sua forma compiuta.\nIl lavoro nasce dalla volontà di comprendere i diversi aspetti che arricchiscono il genere femminile e cosa significhi per due donne essere tali all’interno della società contemporanea. Attraverso la metafora documentaristica\, due esemplari femminili si fanno osservare e svelano le dinamiche proprie di un mondo che abitano quotidianamente. La loro è una dichiarazione di femminilità ed esistenza\, una primavera annunciata nel loro essere donne.\nDopo un inizio scanzonato ed esuberante\, lo sguardo si fa più intimo e riflessivo\, a voler indagare una maturità\, una interiorità che trasporta lo spettatore verso il lato oscuro della femminilità\, in una tensione fisica ed emotiva che portata al suo culmine\, atterra in un paesaggio onirico\, intimo. Il progetto ha visto la collaborazione di diversi artisti che hanno condiviso e contribuito alla visione femminile e femminista che lo caratterizza.
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SUMMARY:BEETHOVEN NON E' UN CANE
DESCRIPTION:venerdì 22 marzo\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nBEETHOVEN NON E’ UN CANE\nPaolo Migone \n\ndi Paolo Migone\nregia Daniele Sala\nproduzione Charlotte Spettacoli \n\nStasera a teatro c’è uno spettacolo che non si può perdere. \nDietro il polveroso sipario c’è un deejay\, si\, un deejay ma di musica classica. In scena un pazzo con cuffia alle orecchie e l’occhio spiritato che aggeggia a dei vecchi vinili\, un pazzo incredulo davanti ad adolescenti che identificano Beethoven in un grosso e simpatico cane San Bernardo e che si è stufato di sentire in giro: bella quella musica è pubblicità della audi (Mozart). \nMusica Colta\, Musica Sepolta. \nPaolo Migone\, il folle con le cuffie\, a teatro con la pala e le maniche tirate su per riesumare una musica classica ancora viva. Parlerà di Lei\, della sua forza\, della sua dolcezza: vi farà ridere con aneddoti sulle famiglie di questi Geni e parlerà di loro\, di questi grandi compositori\, dei loro amori\, delle loro passioni e dei loro drammi\, parlerà del rapporto complicato che avevano col potere\, con l’annoiata committenza della Chiesa e della Nobiltà … perché in qualche modo dovevano pur campare… e a quel punto potrebbe anche succedere un miracolo: potrebbe succedere che un bambino dopo lo spettacolo\, il giorno dopo chiuso nella sua cameretta per non essere visto\, digiti su youtube: B A C H – cerca.
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SUMMARY:LORD RUTHVEN\, IL VAMPIRO
DESCRIPTION:giovedì 14 marzo\, ore 21.15\nSalone Snaporaz\nLORD RUTHVEN\, IL VAMPIRO\nSilvio Castiglioni / Celesterosa \n\nliberamente ispirato al racconto di John William Polidori\ntraduzione e adattamento Silvio Castiglioni e Giovanni Guerrieri\ncon Silvio Castiglioni\nmusica dal vivo Gianmaria Gamberini\nimmagini Filippo Ticozzi\nsuono e luci Vittorio Regina\nproduzione Celesterosa Associazione Culturale\ncon il sostegno di Comune di Cattolica e Regione Emilia Romagna \n\nDestinato a un’immensa fortuna letteraria (dal Dracula di Stoker alla recente saga di Twilight) e cinematografica (dall’espressionismo tedesco a Hollywood)\, il signore della notte\, il non-morto che si nutre del sangue di creature giovani e belle\, nato dalla fantasia popolare\, e tenuto in vita dalla tradizione orale\, conquista la dignità letteraria nel 1819 grazie al ventunenne John William Polidori\, segretario di Lord Byron e autore del racconto Il Vampiro.\nIl racconto di Polidori ci appare oggi come un sinistro romanzo di formazione che partendo dalla Londra del bel mondo\, attraversa le rovine di Roma antica e di Atene per poi tornare a Londra. Nel racconto scenico\, i tipici ingredienti del genere gotico – il naufragio dei buoni sentimenti\, l’innocente come vittima designata\, la passione come territorio di caccia per predatori senza scrupoli\, lo spettro della follia – si fanno specchio di una sensibilità contemporanea intrisa di crudeltà\, in cui non è facile distinguere tra vittima e carnefice. Uno specchio oscuro in cui affiorano i turbamenti della giovinezza\, in cui balena improvvisa agli occhi degli spettatori la possibilità che il male si intrecci indissolubilmente con l’incarnazione della bellezza.
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DESCRIPTION:Lunedì 4 marzo\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nI MISERABILI\nFranco Branciaroli \n\ndi Victor Hugo\nadattamento teatrale di Luca Doninelli\ncon Franco Branciaroli\ne con (in o.a.) Alessandro Albertin\, Silvia Altrui\, Filippo Borghi\, Romina Colbasso\, Emanuele Fortunati\, Ester Galazzi\, Andrea Germani\, Riccardo Maranzana\, Francesco Migliaccio\, Jacopo Morra\, Maria Grazia Plos\, Valentina Violo\nregia di Franco Però\nscene di Domenico Franchi\ncostumi di Andrea Viotti\nluci di Cesare Agoni\nmusiche di Antonio Di Pofi\nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, CTB Centro Teatrale Bresciano\, Teatro De Gli Incamminati \n\nLa storia del generoso galeotto Jean Valjean\, di Fantine e di sua figlia Cosette\, dell’oscuro Javert\, dei Thénardier\, di Marius\, Gavroche\, Eponine e di tutti gli altri…I Miserabili appartiene alla storia non solo della letteratura\, ma del genere umano. Questo romanzo geniale parla a ogni epoca come se ne fosse l’espressione diretta\, perché tocca al cuore grandi temi universali come la dignità\, il dolore\, la misericordia\, la giustizia\, il male\, la redenzione. Franco Però\, Luca Doninelli e Franco Branciaroli portano in scena questa sterminata\, meravigliosa sinfonia umana. \n 
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SUMMARY:ANDROMACA
DESCRIPTION:martedì 19 febbraio\, ore 21.15\nSalone Snaporaz\nANDROMACA\nMassimiliano Civica\, I Sacchi di Sabbia \n\nda Euripide\nuno spettacolo di Massimiliano Civica e I Sacchi di Sabbia\ncon Gabriele Carli\, Giulia Gallo\, Giovanni Guerrieri\,\nEnzo Iliano\, Giulia Solano\nproduzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in co-produzione con I Sacchi di Sabbia e il sostegno della Regione Toscana \n\nApprofittando dell’assenza da casa di Neottolemo\, in viaggio al tempio di Apollo\, tra i membri della sua famiglia si accende una lite furibonda: la giovane moglie Ermione è gelosa della schiava Andromaca\, con cui Neottolemo ha generato un figlio\, e vuole ad ogni costo uccidere lei e il bambino. Il padre Menelao\, giunto espressamente da Sparta\, è deciso ad aiutare la figlia nel suo progetto di vendetta\, così come Peleo -padre di Achille e nonno di Neottolemo – è deciso a fermarla. Andromaca trova rifugio presso l’altare di Tetide\, e lì\, aggrappata alla statua della Dea\, prende tempo in attesa del ritorno dell’amante.\nNeottolemo – il grande assente – è centro e causa dei vari scontri che animeranno la vicenda: ogni personaggio fa scelte decisive per la propria vita\, convinto che al suo ritorno il signore farà giustizia. Ma\, alla fine un messaggero racconta un fatto orribile: Neottolemo è morto subito dopo essere partito\, prima ancora che ogni disputa e discussione avesse inizio. \nAndromaca è un testo decisamente anomalo nella produzione euripidea: non vi si staglia alcun protagonista\, nessun dio compare\, come pure nessun “eroe tragico”; il mondo\, svuotato di presenze eccezionali\, sembra ospitare solo uomini incapaci di decidere del proprio destino. Le speranze si alternano alle tragiche disillusioni\, in una danza meccanica\, così macabra e spietata da sembrare comica. \nDopo i Dialoghi degli Dei\, Massimiliano Civica e i Sacchi di Sabbia tornano insieme su un classico dell’antichità\, esplorando i confini tra comico e tragico.
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SUMMARY:IL PICCOLO PRINCIPE
DESCRIPTION:Venerdì 15 febbraio\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nIL PICCOLO PRINCIPE\nCatherine Spaak\, Massimo Mercelli\, Corrado De Bernart \n\ndi Antoine De Saint-Exupery\nmusiche di Luis Bacalov\, Philip Glass\, Michael Nyman\, Erik Satie\nvoce recitante Catherine Spaak\nflauto Massimo Mercelli\npianoforte Corrado De Bernart\nproduzione Emilia Romagna Festival \n\nUn libro per i ragazzi. Un libro per gli adulti perché non dimentichino mai di essere stati bambini: Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry ha attraversato culture e generazioni e rivive in forma di poema musicale. \nAffidato alla voce di Catherine Spaak\, Il Piccolo Principe è tradotto in musica da compositori contemporanei fra i più noti e amati\, con le partiture di Bacalov\, Glass\, Nyman e alcuni celebberime composizioni di Satie. \nAntoine de Saint-Exupéry\, scomparso nel 1944 sul suo aeroplano da guerra nel mezzo del mediterraneo\, seppe affrontare uno dei periodi più bui della storia europea\, riducendo alla più pura gemma letteraria un’umanità travolta dal conflitto\, vicina a smarrire se stessa di fronte al baratro della guerra. Le Petit Prince\, pubblicato la prima volta nel 1943\, tradotto in più di centottanta lingue\, stampato in oltre cinquanta milioni di copie in tutto il mondo\, riparte dalle origini\, dall’infanzia\, da quel seme sepolto sotto la cenere dei bombardamenti e della violenza. È un racconto senza tempo e senza età per tutti coloro che credono nei rapporti semplici e veri\, capaci di ingenuità\, di lasciarsi sorprendere dalle piccole cose e di abbandonarsi alla fantasia. Così si accosta la musica segue e sottolinea l’incontro nel deserto fra l’aviatore e il bambino\, principe di un asteroide lontano\, o ritrae in musica una rosa dispettosa\, unica compagna ad attendere il principe fra gli astri\, e i pianeti che costellano il viaggio lungo un anno\, in cui il Piccolo Principe incontrerà personaggi che riassumono i vizi e le debolezze dell’intera umanità. \nLa voce di Catherine Spaak legge il romanzo come una fiaba della sera\, seguendo le piccole orme del Principe sui pentagrammi per flauto e pianoforte. Un viaggio fra le stelle di un universo visto attraverso gli occhi di un bambino\, ma nello stesso tempo un racconto che allude con profondità e saggezza a universi perduti\, all’incapacità degli adulti di confidare nei sensi\, nei sentimenti\, nell’intuizione. Una fiaba sul potere dell’immaginazione\, e sullo smarrimento dell’età adulta nell’affrontare il mistero della vita. \nCome una fiaba della sera\, un concerto da seguire fra il sogno e la realtà\, cercando\, ad occhi socchiusi\, di ascoltare: “Questo è il mio segreto. È veramente semplice. Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”
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SUMMARY:PERFETTA
DESCRIPTION:giovedì 7 febbraio\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nPERFETTA\nGeppi Cucciari \n\ntesti e regia Mattia Torre\ncon Geppi Cucciari\nassistente alla regia Giulia Dietrich\nmusiche originali Paolo Fresu\ncostumi Antonio Marras\ndisegno luci Luca Barbati\nproduzione ITC2000\ndistribuzione Terry Chegia \n\nPerfetta è un monologo teatrale che racconta un mese di vita di una donna attraverso le quattro fasi del ciclo femminile. Una donna che conduce una vita regolare\, scandita da abitudini che si ripetono ogni giorno\, e che come tutti noi lotta nel mondo. Ma è una donna\, e il suo corpo è una macchina faticosa e perfetta che la costringe a dei cicli\, di cui gli uomini sanno pochissimo e di cui persino molte donne non sono così consapevoli. Perfetta è la radiografia sociale ed emotiva\, fisica\, di 28 comici e disperati giorni della sua vita.
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SUMMARY:IL FU MATTIA PASCAL
DESCRIPTION:Venerdì 1 febbraio\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nIL FU MATTIA PASCAL\nDaniele Pecci \n\ndi Luigi Pirandello\nadattamento teatrale Daniele Pecci\nregia Guglielmo Ferro\nin scena Daniele Pecci\ncon Rosario Coppolino e Maria Rosaria Carli\ne con Giovanni Maria Briganti\, Adriano Giraldi\, Diana Höbel\, Marzia Postogna\, Vincenzo Volo\ncostumi  di Françoise Raybaud\nproduzione Arca Azzurra Teatro\, La Contrada – Teatro Stabile di Trieste\, ABC Produzioni \n  \n\nMattia Pascal vive a Miragno\, immaginario paese della Liguria. Il padre\, intraprendente mercante\, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità\, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell’amministratore\, Batta Malagna. Per vendicarsi\, Mattia ne compromette la nipote Romilda\, che però poi è costretto a sposare\, ritrovandosi anche a convivere con la suocera\, che lo disprezza. La vita familiare è un inferno\, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza. Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa.\nA Montecarlo\, dove vince alla roulette un’enorme somma di denaro\, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita….
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SUMMARY:SENTO LA TERRA GIRARE
DESCRIPTION:Venerdì 25 gennaio\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nSENTO LA TERRA GIRARE\nTeresa Mannino \n\ndi Teresa Mannino e Giovanna Donini\nregia di Teresa Mannino\nscene Maria Spazzi\ndisegno luci Alessandro Verazzi\ntrucco e parrucco Rosy Benevento\naudio e luci Suonovivo Allestimenti\nassistenti scenografe Marina Conti – Erica Giuliano\nmanagement e distribuzione Monica Savaresi\namministratrice di compagnia Lorella Pasetto\nsegreteria generale Carolina Lucente \n\nVivo chiusa in un armadio\, per mesi\, anni. Un giorno decido di uscire\, apro le ante e un piccolo raggio di luce artificiale mi acceca\, esco e provo ad aprire gli occhi\, li apro e leggo che il principe Harry si sposa e che l’asse della terra si sta spostando. Mi butto stranamente sulla notizia meno glamour. Com’è possibile che l’asse terrestre stia variando? Finché sparisce la primavera\, cambiano le stagioni\, ma l’asse della Terra… Pare che\, a causa dello scioglimento dei ghiacci\, i Poli diventino più leggeri e l’asse si sposti. Come quando\, al parco\, il compagno strafottente che hai di fronte scende all’improvviso dal dondolo e ti fa cadere giù. Bastardo! \nLeggo che le cose stanno cambiando in modo radicale e velocissimo\, gli animali si estinguono a un ritmo allarmante\, come quando sono spariti i dinosauri 66 milioni di anni fa. Nel mare ci sono più bottiglie di plastica che pesci\, sulle spiagge più tamarri che paguri. Leggo che non c’è più acqua da bere e aria da respirare. Cose di pazzi! Ma la prova che qualcosa di epocale sta accadendo arriva quando vedo la pubblicità del filo interdentale per cani. Segno certo che stiamo per estinguerci al ritmo di zumba! Ma si parla sempre d’altro\, di posteggi per mamme etero\, di tablet a scuola\, di ascolti televisivi\, di fake news\, di bonus bebè. Fuori dall’armadio scopro che il mondo va a rotoli\, rotoli di carta igienica. Allora\, cerco delle strategie: non uso più rotoli\, di nessun tipo\, chiudo l’acqua mentre mi insapono\, tengo spente le luci dell’albero di Natale\, vendo la macchina e faccio l’orto sul balcone. Ma ciò non migliora la situazione del pianeta e in più mi sono complicata la vita. La strategia deve essere un’altra. \nDecido di richiudermi nell’armadio\, ma l’armadio non è più lo stesso\, dentro quell’armadio sento la Terra girare.
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SUMMARY:NIGHT GARDEN
DESCRIPTION:Sabato 19 gennaio\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nNIGHT GARDEN\neVolution dance theater \n\ndirettore artistico\, coreografie Anthony Heinl\ndirettore associato Nadessja Casavecchia\nproduzione eVolution dance theater\ncon il sostegno di Siae e Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo \n\nMistero\, Bellezza e Meraviglia vi attendono nel Giardino di Luce. \nSarete trasportati in un regno magico\, alla scoperta di cosa accade sotto la luce della luna quando il mondo si riposa e si avvia al sogno. Nella notte creature bioluminescenti si svegliano e giocano in una nuova dimensione incandescente\, dove le ombre hanno colore\, il paesaggio è dipinto di luce\, e le leggi della natura si trasformano in un’ affascinante illusione! \nUna serata piena di inventiva\, eccitante e di grande impatto visivo\, che riempie di magia il Teatro. Vi è un momento onirico\, tra il giorno e la notte\, che trasforma il paesaggio e le sensazioni. Questo cambiamento di luce risveglia i nostri istinti più primitivi. La giornata di lavoro si è conclusa\, e la timida luce del crepuscolo ci porta a riflettere e fantasticare sul domani. \nMentre ci rifugiamo nel calore dei nostri desideri più profondi tutto un altro mondo\, al di fuori\, sta per svegliarsi. . M. M. Mm Vortici di vento fluorescente avvolgono lo spettatore in un abbraccio fluttuante\, lampi di luce percorrono il palco\, la luce cambia e si apre una finestra per guardare di nascosto e scoprire cosa si cela dietro al velo segreto del giardino notturno\, dove nulla è come sembra.
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SUMMARY:HUMANITAS
DESCRIPTION:giovedì 17 gennaio\, ore 21.15\nSalone Snaporaz\nHUMANITAS\nGruppo L’Albatro\, a cura di Teatro dei Venti \n\nGruppo l’Albatro\, a cura di Teatro dei Venti\nRegia: Francesca Figini e Oksana Casolari\nMusica dal vivo: Pietro Orlandi \n\nGrazie al protocollo di intesa “Teatro e Salute Mentale”\, sottoscritto dagli Assessorati regionali Cultura\, Politiche Giovanili e Politiche per la Legalità e Politiche per la Salute\, si è costruito un terreno comune\, per la valorizzazione del Teatro\, elemento di benessere psichico e\, soprattutto\, di crescita individuale e collettiva. Nell’anno in cui ricorrono i quaranta anni della Legge Basaglia\, un vero e proprio cartellone trasversale che intende promuovere le compagnie teatrali operanti nei diversi Dipartimenti di Salute Mentale della Regione Emilia-Romagna. Le produzioni teatrali\, realizzate dalle compagnie\, diventano parte integrante delle stagioni teatrali regionali\, per una loro valorizzazione\, sia sotto l’aspetto sociale sia culturale. \n\nLa morte è un agente di uguaglianza che scompagina\, scardina\, rimescola: una “livella” sociale. Sicuramente un agente drammatico. I personaggi del nostro racconto si troveranno insieme di fronte a questa livella\, fianco a fianco sul confine di non si sa quale mondo\, e si mostreranno\, si sveleranno\, in tutta la loro umanità.
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SUMMARY:VINCENT VAN GOGH
DESCRIPTION:Mercoledì 9 gennaio\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nVINCENT VAN GOGH\nL’odore assordante del bianco\nAlessandro Preziosi \n\nVincent Van Gogh Alessandro Preziosi\nDottor Peyron Francesco Biscione\nTheo Van Gogh Massimo Nicolini\nDottor Vernon-Lazàre Roberto Manzi\nRoland Vincenzo Zampa\nGustave Alessio Genchi \ntesto Stefano Massini\ntegia Alessandro Maggi\nscene e costumi Marta Crisolini Malatesta\nsisegno luci Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta\nmusiche Giacomo Vezzani\nsupervisione artistica Alessandro Preziosi\nprodotto da Khora.teatro – TSA – Teatro Stabile D’Abruzzo\nin collaborazione con Festival di Spoleto \n\nLe austere e slavate pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire da quelle mura\, la sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare …\nAttraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio\, interpretato da Alessandro Preziosi\, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo\, che si avvale della messa in scena di Alessandro Maggi è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.\nIl testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida\, tesa\, di rara immediatezza drammatica\, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici\, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.
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SUMMARY:LE MILLE E UNA NOTTE DI SHEHERAZADE
DESCRIPTION:Sabato 15 dicembre\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nLE MILLE E UNA NOTTE DI SHEHERAZADE\nBalletto di Milano \n\nballetto in due atti su musiche di Aram Khachaturian e Rimsky Korsakov\ncoreografie CP – Federico Mella e Alessandro Torrielli\nscenografie Marco Pesta\ncostumi Evelegance – Rabat \n\nSono le notti arabe\, dense di atmosfere e sonorità vibranti\, ad ispirare l’allestimento in due atti di “Shahrazad”\, proposto dai giovanissimi F. Mella e A. Torrielli per Il Balletto di Milano.\nLetteralmente “Shaharazad” significa “figlia della città” ed è proprio questa appartenenza ad una comunità che i due coreografi hanno scelto straordinariamente di mettere in scena: protagonisti del primo atto sono infatti le vie e i mercati della Medina\, animata dai suoi abitanti che ne restituiscono profumi e colori e sui quali si abbatte una triste sorte. A causa dell’eccidio voluto da un sultano tradito e persuaso della perfidia femminile\, Shaharazad sarà testimone della pena di veder sacrificata una vita ogni notte e\, con l’aiuto della sorella\, ordirà un piano per curare la cieca rabbia del sovrano. \nUno sguardo esterno alle stanze del palazzo e livido di quotidianità attraversa quindi il primo atto: scelta ben precisa dei due coreografi per valorizzare l’ambientazione e l’armonico ensemble del Balletto di Milano\, attraverso coinvolgenti coreografie in\nstile neoclassico. Nel secondo atto la famosa silloge favolistica troverà ampio respiro e vivacissima resa\, abilmente narrata sulle note sublimi di A. Khachaturian\, scelto per affiancare la ben nota suite di R. Korsakov. \nLa magnetica Shaharazad avrà salva la vita ad ogni alba poiché l’attesa del seguito dei suoi racconti innamorerà il Sultano per mille e una notte… Poetico intento di Mella e Torrielli è dire al pubblico che\, come un amore che è contagio e cura\, così le\nnarrazioni più travolgenti\, non terminano\, ma ci lasciano sulle labbra un evocativo “ancora”.
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SUMMARY:HARLEKING
DESCRIPTION:giovedì 6 dicembre\, ore 21.15\nSalone Snaporaz\nHARLEKING\nGinevra Panzetti\, Enrico Ticconi \n\ndi e con: Ginevra Panzetti\, Enrico Ticconi\nsound design: Demetrio Castellucci\nlight design: Annegret Schalke\ncostumi: Ginevra Panzetti\, Enrico Ticconi\nillustrazioni e grafica: Ginevra Panzetti\ncon il sostegno di: VAN (IT) // Tanzfabrik\, Berlin (DE) // PACT Zollverein\, Essen (DE) // NAOcrea – Ariella Vidach – AiEP\, Milano (IT) // KommTanz – Compagnia Abbondanza/Bertoni\, Rovereto (IT) // L’arboreto – Teatro Dimora\, Mondaino (IT) // AtelierSì\, Bologna (IT)\naltri supporti: Cronopios – Teatro Petrella\, Longiano (IT) // Vera Stasi – Progetti per la Scena\, Tuscania (IT) // C.L.A.P. Spettacolo dal vivo\, Brescia (IT) // Network Anticorpi XL (IT) 2018 \n\nHARLEKING è un demone dall’identità ambigua e multipla. Ricorda l’Arlecchino della Commedia dell’arte\, un servo furbo mosso dalle inclinazioni più animali e un’inappagabile fame. Il linguaggio di HARLEKING ha una specifica qualità ipnotica in cui i contenuti\, spesso estremi ed opposti\, si fondono in un sistema metamorfico fluido in cui tutto può accadere\, ma che tutto confonde. Affiora il ricordo di un’antica decorazione muraria\, la Grottesca\, in cui figure mostruose emergono e si confondono tra eleganti volute ornamentali. Figure grottesche\, capaci di muovere il riso pur senza rallegrare.
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SUMMARY:LA GIOIA
DESCRIPTION:Martedì 4 dicembre\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nLA GIOIA\nCompagnia Pippo Delbono \n\ncon Dolly Albertin\, Gianluca Ballarè\, Bobò\, Margherita Clemente\, Pippo Delbono\, Ilaria Distante\, Simone Goggiano\, Mario Intruglio\, Nelson Lariccia\, Gianni Parenti\, Pepe Robledo\, Zakria Safi\, Grazia Spinella \ncomposizione floreale Thierry Boutemy\nmusiche di Pippo Delbono\, Antoine Bataille e autori vari\nluci Orlando Bolognesi – suono Pietro Tirella\ncostumi Elena Giampaoli – capo macchinista e attrezzeria Gianluca Bolla\nresponsabile di produzione Alessandra Vinanti – organizzazione Silvia Cassanelli\ndirettore tecnico Fabio Sajiz \nproduzione Emilia Romagna Teatro Fondazione\ncoproduzione Théâtre de Liège\, Le Manège Maubeuge – Scène Nationale \n\nOgni spettacolo può essere un viaggio\, un attraversamento di situazioni\, stati d’animo\, intuizioni diverse\, che ti colgono di sorpresa. La recita di ogni sera non è più recita\, ma è un rito\, è un apparire e un gesto unico che lega chi agisce a chi guarda\, in un comune respiro. Fare uno spettacolo sulla gioia vuol dire cercare quella circostanza unica\, vuol dire attraversare i sentimenti più estremi\, angoscia\, felicità\, dolore\, entusiasmo\, per provare a scovare\, infine\, in un istante\, l’esplodere di questa gioia. Invece di fissarsi in delle immagini\, dei suoni\, dei movimenti sul palcoscenico\, Pippo Delbono e gli attori della sua compagnia cercano di compiere ogni giorno un passo in più verso questa esaltazione assoluta\, questa bruciante intuizione. Ecco allora il circo\, coi suoi clown e i suoi balli. Ecco pure il ricordo di uno sciamano che con la follia libera le anime. Ecco quindi malinconie di tango e grida soffocate in mezzo al pubblico. Ecco una pienezza di visioni\, che si susseguono\, si formano\, si confondono e si perdono una via l’altra\, centinaia di barchette di carta\, sacchi di panni colorati a comporre\, sembra\, quel «mare nostro che non sei nel cielo» della laica preghiera di Erri De Luca\, fino all’esplosione floreale\, creata da Pippo assieme a Thierry Boutemy\, il fleuriste normanno di stanza a Bruxelles e abituato a lavorare in lungo e in largo per il mondo.\nGli attori di Delbono salgono così sul palcoscenico uno dopo l’altro e prendono\, ognuno con il suo diverso sentire\, il pubblico per mano e ne fanno un compagno di viaggio\, parte di una comune ricerca inesauribile. Storie personali\, maschere\, danze\, clownerie\, memorie sono tutte sfuggenti immagini di persone alla ricerca della gioia.\nCosì\, se ogni replica è la tappa di un viaggio\, ogni frammento che compone lo spettacolo è un singolo passo. Il viaggio non si arresta mai\, così come la girandola caleidoscopica di sentimenti e immagini. Ogni replica regala una sorpresa\, a chi decide di mettersi in cammino e seguire il ritmo della compagnia e di questa ricerca infinita della gioia.
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SUMMARY:HO PERSO IL FILO
DESCRIPTION:Martedì 20 novembre\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nHO PERSO IL FILO \nAngela Finocchiaro \n\nsoggetto di Angela Finocchiaro\, Walter Fontana\, Cristina Pezzoli\ntesto di Walter Fontana \nin scena Angela Finocchiaro\ne le Creature del Labirinto: Giacomo Buffoni\, Fabio Labianca\, Alessandro La Rosa\, Antonio Lollo\, Filippo Pieroni\, Alessio Spirito \ncoreografie originali di Hervé Koubi\nscene di Giacomo Andrico\nluci di Valerio Alfieri\ncostumi di Manuela Stucchi \nregia di Cristina Pezzoli \n\nUna commedia\, una danza\, un gioco\, una festa\, questo è HO PERSO IL FILO.\nIn scena un’Angela Finocchiaro inedita\, che si mette alla prova in modo sorprendente con linguaggi espressivi mai affrontati prima\, per raccontarci con la sua stralunata comicità e ironia un’avventura straordinaria\, emozionante e divertente al tempo stesso: quella di un’eroina pasticciona e anticonvenzionale che parte per un viaggio\, si perde\, tentenna ma poi combatte fino all’ultimo il suo spaventoso Minotauro.\nAngela si presenta in scena come un’attrice stufa dei soliti ruoli: oggi sarà Teseo\, il mitico eroe che si infila nei meandri del Labirinto per combattere il terribile Minotauro. Affida agli spettatori un gomitolo enorme da cui dipende la sua vita e parte.\nUna volta entrata nel Labirinto\, però\, niente va come previsto. Viene assalita da strane Creature\, un misto tra acrobati\, danzatori e spiriti dispettosi\, che la circondano\, la disarmano\, la frullano come fosse un frappè\, e soprattutto tagliano il filo che le assicurava la via del ritorno.\nDisorientata\, isolata\, impaurita\, Angela scopre di essere finita in un luogo magico ed eccentrico\, un Labirinto\, che si esprime con scritte e disegni: ora che ha perso il filo\, il Labirinto le lancia un gioco\, allegro e crudele per farglielo ritrovare.\nPasso dopo passo\, una tappa dopo l’altra\, superando trabocchetti e prove di coraggio\, con il pericolo incombente di un Minotauro affamato di carne umana\, Angela viene costretta a svelare ansie\, paure\, ipocrisie che sono sue come del mondo di oggi e a riscoprire il senso di parole come coraggio e altruismo. Alla sua maniera naturalmente\, come quando – di fronte ai ragazzi ateniesi che la implorano di salvarli dal Mostro che li sta già sgranocchiando – promette firme e impegno sui social; o come quando è sottoposta a una sfida paradossale dal vero Teseo\, sceso di corsa dalle vette del mito\, indignato perché la sua interprete difetta delle necessarie qualità eroiche; o quando deve fare del bene a una mendicante rom e decide di darle non una semplice elemosina ma di regalarle un’intera spesa: se la porta dietro al supermercato ma\, siccome la mendicante la irrita ignorando i prodotti bio per fiondarsi invece su merendine industriali e insaccati carichi di conservanti\, finisce per farla arrestare. \nLo spettacolo vive del rapporto tra le parole comiche di un personaggio contemporaneo e la fisicità acrobatica\, primitiva\, arcaica delle Creature del Labirinto che agiscono\, danzano\, lottano con Angela provocandola come una gang di ragazzi di strada imprevedibili\, spietati e seducenti.\nIl Labirinto è un simbolo antico di nascita – morte – rinascita. Anche Angela\, dopo aver toccato il fondo\, riuscirà a ritrovare il filo e con esso la forza per affrontare il Minotauro in un finale inatteso che si trasforma in una festa collettiva coinvolgente e liberatoria. \nSi ride\, ci si emoziona\, si gode uno spettacolo che si avvale di più linguaggi espressivi grazie agli straordinari danzatori guidati dall’inventiva di Hervé Koubi\, uno dei più talentuosi e affermati coreografi sulla scena internazionale e naturalmente alla capacità comica di Angela Finocchiaro di raccontare un personaggio che è molto personale e allo stesso tempo vicino al cuore di molti.
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SUMMARY:IL MAESTRO E MARGHERITA
DESCRIPTION:Martedì 6 novembre\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nIL MAESTRO E MARGHERITA \ndi Michail Bulgakov\ncon Michele Riondino\, Francesco Bonomo\, Federica Rosellini \n\ndi Michail Bulgakov\ndrammaturgia Letizia Russo\nregia Andrea Baracco\ncon Michele Riondino nel ruolo di Woland\ne Francesco Bonomo (Maestro/Ponzio Pilato)\, Federica Rosellini (Margherita)\ne con (in o.a.) Giordano Agrusta\, Carolina Balucani\, Caterina Fiocchetti\, Michele Nani\, Alessandro Pezzali\, Francesco Bolo Rossini\, Diego Sepe\, Oskar Winiarski\nscene e costumi Marta Crisolini Malatesta\nluci Simone De Angelis\nmusiche originali Giacomo Vezzani\nproduzione Teatro Stabile dell’Umbria con il contributo speciale della Brunello Cucinelli Spa in occasione dei 40 anni di attività dell’impresa \n\n“I manoscritti non bruciano” Woland (Satana) \nGli occhi del Maestro si aprirono molto di più\, continuava a sussurrare guardando la luna:\n“Teneva tra le braccia dei disgustosi\, angoscianti fiori gialli. E quei fiori risaltavano nitidi sul suo soprabito nero primaverile. E più della sua bellezza mi ha colpito la straordinaria solitudine nei suoi occhi\, una solitudine mai vista da nessuno prima. Ed è stata lei a cominciare a parlare:\n“Le piacciono i miei fiori?”\nLe ho risposto “No”.\nMi ha guardato meravigliata e io\, all’improvviso e in modo del tutto inatteso\, ho capito che per tutta la vita avevo amato proprio quella donna!\nL’amore è balzato davanti a noi dal nulla\, come un assassino in un vicolo\, e ci ha colpiti entrambi\, nello stesso istante. Così colpisce la saetta\, così colpisce il coltello a serramanico. Ma lei\, in seguito\, sosteneva che non era successo così\, e che noi ci amavamo già da tanto\, tanto tempo prima\, senza conoscerci\, senza esserci mai visti. E così lei diceva che quel giorno era uscita con i fiori gialli tra le braccia perché io finalmente la trovassi e che\, se non fosse accaduto\, si sarebbe avvelenata\, perché la sua vita era vuota.\nE presto\, sì\, presto quella donna è diventata la mia moglie segreta”.\n“E come si chiama?” chiese Ivan interessatissimo a questa storia d’amore.\nIl Maestro fece un gesto che significava che non l’avrebbe mai detto a nessuno\, e continuò il suo racconto.\nIl Maestro e Margherita\, Cap. XIII\, L’apparizione dell’eroe \nNote di Andrea Baracco \nUn eterogeneo gruppo di attori dà vita alle straordinarie\, magiche e perturbanti pagine di Michail Bulgakov; faremo palpitare i nostri cuori dando corpo ad una delle più strazianti e straordinarie storie d’amore della letteratura\, quella tra il Maestro e Margherita e quel loro rimanere fatalmente impigliati\, imprigionati quasi\, l’uno nel corpo e nella mente dell’altra.\nIl Maestro e Margherita è un romanzo pieno di colori potenti e assoluti\, tutti febbrilmente accesi\, quasi allucinanti. Si passa in un attimo dal registro comico alla tirata tragica\, dal varietà più spinto all’ interrogarsi su quale sia la natura dell’uomo e dell’amore. Basso e alto convivono costantemente creando un gioco quasi funambolico\, pirotecnico\, in cui ci si muove sempre sulla soglia dell’impossibile\, del grottesco\, della miseria e del sublime. A volte si ride\, a volte si piange\, spesso si ride e piange nello stesso momento. Insomma\, in questo romanzo\, si vive\, sempre. \nNote di Letizia Russo \nQuello che rende l’uomo veramente diverso da qualsiasi altro animale è la sua capacità di immaginare e credere in cose che non esistono. Divinità\, valori\, ideologie\, saldano i rapporti tra gli uomini e danno forma alle società\, permettendo a migliaia\, milioni di persone\, di muoversi nella stessa direzione. Condividere questi pilastri immateriali è un atto di fede involontario che garantisce la sopravvivenza delle comunità umane. E assegna un ruolo a ogni individuo\, che nelle circostanze specifiche del sistema immaginato dalla sua comunità può ritrovarsi vittima o carnefice\, dalla parte della ragione o da quella del torto. Ma cosa succede se qualcosa\, o qualcuno\, arriva ad inoculare i semi del caos nelle maglie di una struttura umana formata e solida? Succede che la natura del singolo e\, a cascata\, la struttura sociale\, rivelano le loro parti più nascoste\, le loro possibilità inaspettate\, le loro contraddizioni impresentabili. Il Maestro e Margherita\, tra i tanti temi che affronta\, ci parla anche di questo\, di come l’immaginazione umana sia un’arma potente e fragile\, in grado di erigere strutture grandiose ma incapace di contenere davvero il Mistero. Nella versione teatrale che proponiamo\, le tre linee narrative su cui si muove il racconto di Bulgakov (l’irruzione a Mosca del Diavolo e dei suoi aiutanti\, la tormentata storia d’amore tra il Maestro e Margherita\, e la vicenda umana del governatore di Palestina\, Ponzio Pilato\, che dovrà decidere delle sorti di un innocente) saranno lette e restituite attraverso un meccanismo di moltiplicazione dei registri e dei ruoli\, facendo dell’evocazione e dell’immaginazione le chiavi per immergersi in un racconto complesso e tragicomico come la vita. Ma a quella forza in grado di sovvertire l’ordine e di abbattere confini reali e immateriali\, all’amore tra due esseri umani e alla sua capacità di sopravvivere anche alla morte\, sarà affidato il compito di tenerci per mano e domandarci\, insieme al Maestro e alla sua Margherita: Cos’è la verità? \n 
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SUMMARY:ITACA
DESCRIPTION:Sabato 28 aprile\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nITACA\nLino Guanciale \n\ncon Lino Guanciale\nmusiche originali e regia: Davide Cavuti\nproduzione: Stefano Francioni Produzioni \n\nUn viaggio immaginario che parte dall’isola di Itaca e attraversa le storie\, i luoghi di tanti personaggi del teatro e del cinema\, disegnando uno spazio denso di emozioni e di sogni che prenderanno forma e azione. \n«Un viaggio che parte da Itaca e dalla figura di Ulisse\, che è l’eroe di Omero ma anche di Dante\, Pascoli\, D’Annunzio\, Joice e di altri ancora» racconta il regista Davide Cavuti. «Nel testo scorrono le storie di vari personaggi in una sorta di fusione e scambio di emozioni\, immagini\, pensieri. I luoghi del racconto non sono mai astratti\, con un denominatore comune che è il mare\, padrone di ogni avventura e sventura (“a volte il fragore di un grido distrugge attimi di serenità e mi perdo in brividi improvvisi dove non c’è spazio per l’amore”); graffiante\, pieno di occhi misteriosi che inseguono\, irresistibile (“e il naufragar m’è dolce in questo mare”). Il mare e la vita: la libertà e la speranza\, la voglia di ricominciare\, la pace tra i popoli con l’incanto degli occhi sulla storia».
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SUMMARY:LE AVVENTURE DI NUMERO PRIMO
DESCRIPTION:lunedì 26 marzo\, ore 21.15\nTeatro della Regina\nLE AVVENTURE DI NUMERO PRIMO\nMarco Paolini \n\ncon Marco Paolini\ndi Marco Paolini e Gianfranco Bettin\ntavole illustrate Roberto Abbiati\nmusiche originali Stefano Nanni\nproduzione Michela Signori\, Jolefilm\naudiovisivi e luci: Michele Mescalchin \n\nNumero Primo è un esperimento di fantascienza narrata a teatro\, una storia che racconta di un futuro probabile. Numero Primo è anche il soprannome del protagonista. Marco Paolini e Gianfranco Bettin sono partiti da alcune domande: qual è il rapporto di ciascuno di noi con l’evoluzione delle tecnologie? Quanto tempo della nostra vita occupano? Quali domande ci poniamo e quali invece no a proposito del ritmo di adeguamento che ci impongono e se c’è anche una destinazione di tutto questo movimento.
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